Analisi di un lombardiano-La sciagurata unificazione socialista del 1966

La sciagurata unificazione socialista del 1966

 

Giuseppe Saragat è stato un grande dirigente socialista. Ebbe sicuramente ragione sul piano ideologico nel rivendicare, nel 1947, la piena autonomia socialista dallo stalinismo. Ma commise un grave errore sul piano politico nel fare la scissione. Una sua permanenza nel Psi avrebbe forse evitato il Fronte Popolare (e tutto ciò che di negativo ne è seguito sulla cultura della sinistra) e garantito al Psi una guida politica che lo avrebbe radicato a sinistra senza sudditanze rispetto al PCI. Pochi sanno che Saragat insieme a Lombardi, De Martino e Basso è stato il maggior intellettuale socialista del dopoguerra. Grande studioso di Marx ne diede una interpretazione originale (per l’Italia) influenzato dall’Austro-marxismo di Otto Bauer (il quale espresse apprezzamento per i suoi studi).

Ma con quella scissione buttò a mare tutto. Costruì un partito succube e subalterno alla DC, ricattato dagli Stati Uniti, con una forte connotazione clientelare e paternalista, in cui si intrufolarono personaggi squallidi. Certo Saragat non desiderava questa deriva, ma la sua politica la favorì.

Il Psi del 1956 con la svolta autonomista di Nenni, Lombardi e De Martino, di fatto fece proprie le ragioni di Saragat del 1947. Pertanto molti socialdemocratici di sinistra entrarono nel Psi di Nenni.

L’ingresso del Psi al governo provocò la più stupida scissione mai vista: quella del PSIUP. Il PSIUP era un partito strano, in quanto metteva insieme un gruppo di grigi burocrati frontisti e filosovietici (che davano una interpretazione fortemente distorta del pensiero di Rodolfo Morandi) come Vecchietti e Valori, con socialisti libertari ed antisovietici come Basso e Foa. La scissione del Psiup indebolì fortemente il Psi nel momento in cui iniziava l’avventura politica del primo centrosinistra che con il senno di poi ha rappresentato la più forte svolta riformatrice dell’Italia del dopoguerra.

Nenni cercò di compensare la perdita della compagine psiuppina con una operazione altrettanto sbagliata (così come la scissione del Psiup): l’unificazione con la carcassa maleodorante del PSDI (ormai in mano a personaggi come Tanassi e non certo a Saragat). Tale scelta velleitaria di Nenni fu contrastata apertamente dalla sinistra di LOmabrdi, Santi e Codignola, ma anche criticata da De Martino e dagli uomini a lui vicini come Brodolini e Bertoldi.

In realtà quella unificazione fu solo l’assemblaggio dei gruppi dirigenti di due partiti che avevano visioni opposte e linguaggi contrastanti in politica interna ed estera. Un fallimento totale. Infatti nel 1969 i due partiti si scissero. Mio zio mi diceva che nella federazione di Potenza la scissione fu festeggiata stappando bottiglie di spumante.

Nenni ebbe due grandi meriti: l’aver evitato al Psi massimalista nel 1923 l’ingresso nella III Internazionale e la fusione con il PCd’I; e la svolta autonomista del 1956. Due grandi demeriti: il Fronte Popolare e la unificazione con il PSDI. Quest’ultima impedì al Psi di riassorbire la scissione psiuppina (e recuperare gente come Basso e Foa, in forte contrasto con gli stalinisti Vecchietti e Valori) e di intercettare i fermenti nuovi che il 1968 produceva. Ecco perché il Psi nella prima metà degli anni 70 raggiunse il minimo storico. La colpa non fu certo di De Martino, ma del velleitarismo di Nenni (poi un velleitarismo ben peggiore lo espresse poi Craxi negli anni 80).

Se si fosse dato retta a DE Martino e Lombardi sarebbe stata diversa sia la storia del Psi che dela sinistra italiana. E’ questo che i craxoidi devono mettersi in testa.

 

PEPPE GIUDICE

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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