Analisi di un lombardiano-LA MITOLOGIA DELLA DEMOCRAZIA DIRETTA, LE SUE DEVIAZIONI GIACOBINE-AUTORITARIE E L’ANTIPOLITICA ODIERNA

LA MITOLOGIA DELLA DEMOCRAZIA DIRETTA, LE SUE DEVIAZIONI

GIACOBINE-AUTORITARIE E L’ANTIPOLITICA ODIERNA

 

“Tutto il potere ai Soviet” diceva Lenin. Ma il primo a non credere alla funzione dei Soviet era lui. Infatti quando i bolscevichi presero saldamente in mano il potere svuotarono i soviet di ogni potere reale ed impedirono la loro libera elezione da parte degli operai e dei soldati. Infatti loro non credevano nei Soviet ma nella dittatura del proletariato, cioè nello “Stato Operaio” che poi era la dittatura del partito sul proletariato e l’intera società. E questo non perché i bolscevichi fossero assetati di potere. Ma perché la loro logica profondamente erronea identificava meccanicamente gli interessi del partito con quelli di tutti i lavoratori e delle ragioni del progresso. Pertanto essi escludevano qualsiasi forma di democrazia fondata su una dialettica pluralista. Nessuno meglio del “rinnegato” Karl Kautsky ha descritto la deriva e la degenerazione giacobino-autoritaria del marxismo impressa dai bolscevichi.

Nell’immaginario erroneo collettivo del post.sessantotto i Soviet sono stati identificati con la forma compiuta della democrazia diretta. Non è così. I Soviet erano una forma di democrazia delegata, ad un grado di prossimità e vicinanza forte rispetto alla base elettiva. Ma pur sempre democrazia delegata. Bobbio ha ampiamente dimostrato che la democrazia si fonda sul principio di delega comunque. E sul controllo da parte di chi elegge con regole trasparenti e precise. Non è possibile separare forme e contenuto ella democrazia. Vale a dire le procedure che ne sono l’aspetto formale e il discorso, il dibattito che, come ci ha insegnato Habermas, ne costituisce la sostanza. Solo il referendum è democrazia diretta, ma esso è uno strumento ma è ben lontano dal costituire l’essenza del processo democratico.

Le degenerazioni castali della democrazia ,nei partiti, nei sindacati sono il risultato del blocco del processo comunicativo-discorsivo (di Habermas), del processo di spoliticizzazione, o della riduzione della politica ad un fatto emozionale, di pancia e non di testa. E sono il risultato della idea di politica minima imposta dal neoliberismo (la politica come sottosistema della economia). In tale quadro i partiti non hanno identità e progetto e sono solo la riproduzione perpetua di un ceto autoreferenziale che a sua volta alimenta l’antipolitica che sua volta alimenta la de-politicizazione (che ri-alimenta la casta).

E’ per questo che io tiro fuori (metaforicamente s’intende) lo Colt 45 quando sento parlare di “democrazia diretta” . Contro la democrazia rappresentativa. I consigli di fabbrica, le RSU, i Soviet sono tutte forme rappresentative, come abbiamo visto. Dietro l’appello alla democrazia diretta in realtà si nascondono o le derive giacobine-autoritarie. Kautsky ricordava a Lenin la critica al giacobinismo fatta da Engels. Proudhon (che secondo Kautsky è il vero padre della democrazia consiliare –che come abbiamo visto è sempre democrazia delegata) diceva che i giacobini erano dei falsi rivoluzionari – in effetti volevano ripristinare l’assolutismo in forme di falsa democrazia. Erich Fromm diceva che Robesbierre non aveva il senso della giustizia, era solo preso dal delirio paranoico di essere l’angelo vendicatore.

Ma un ingenuo movimentismo che esalta la politica emozionale è alla fine inconsapevole alleato di  questa deriva giacobina-autoritaria. I comunisti libertari che volvano il socialismo dei consigli furono strumentalizzati dai bolscevichi contro la socialdemocrazia (anche se avevano ideali libertari in aperto contrasto con il bolsvevismo).

Oggi all’angolo non si sono i bolscevichi. Ci sono da un lato quelli che vogliono dare una risposta reazionaria alla crisi del liberismo (in senso corporativo-razzista); ci sono altri reazionari più pericolosi perché si travestono da falsi progressisti: i sostenitori dell’antipolitica, della lotta alla casta (quando sono casta essi stessi) della delegittimazione dei vertici CGIL. Questi sono i migliori alleati della destra liberista. Perché loro spingono la strumentale lotta alla casta verso la piena e totale delegittimazione di ogni rappresentanza politica e sindacale. Non è un caso che il giornale qualunquista “IL Fatto” abbia promosso una campagna contro la CGIL che secondo loro non vorrebbe far votare i lavoratori.

Che nel sindacato ci voglia più democrazia vale tanto per la CGIL che per la FIOM (dove mi pare vi siano dirigenti inamovibili da vent’anni – la CGIL un grosso rinnovamento l’ha fatto). Ed è perfettamente comprensibile che una scoria del bordighismo come Cremaschiev si trovi a  braccetto con un fascistoide come Travaglio. Sono entrambi contro la democrazia rappresentativa.

IL secolo scorso ha evidenziato il fallimento delle mitologie rivoluzionarie. Di tutte. Ed ha evidenziato che i progressi più significativi per i lavoratori e le masse popolari li ha prodotti il socialismo democratico e riformatore, quando si è mantenuto fedele alla propria missione. Del resto tutti gli istituti di autoorganizzazione della classe operaia e lavoratrice (sindacati, cooperative, mutue ecc) sono stati creati e fatti sviluppare dal socialismo riformatore non dai rivoluzionari, sulla base di una forte tensione ideale e morale.

E’ questo socialismo che ha bisogno di essere rilanciato. Di fronte a tale drammatica crisi del capitalismo occorre una grande capacità critica, ma anche una forte tensione costruttiva. Che solo una seria sinistra di governo di ispirazione socialista può dare, ricostruendo una vera comunità politica e dando ad essa un progetto organico. Oggi è quello che manca in Italia.  E per tale ragione la sinistra rischia ancora una volta di ritrovarsi come forza marginale e residuale.

Il movimentismo emozionale non serve, aggrava i problemi. Serve ricostruire un tessuto democratico sulla ragione e non sull’eccitazione.

SeL è nata per rinnovare la sinistra. Ma finchè resta una pura e semplice proiezione del leader, senza identità e progetto, rischia di implodere. E comunque deve liberarsi delle scorie movimentiste che non la portano da nessuna parte. Vendola non è affatto un giacobino, tantomeno è autoritario, tantomeno è antipolitico. Ma deve rendersi conto che la sinistra non si ricostruisce con logiche plebiscitarie, sia pur a fin di bene.

La si ricostruisce impegnandosi a fondare del soggetto di sinistra di governo, in grado di coinvolgere una parte maggioritaria dell’elettorato del PD e tutti coloro che desiderano una chiara opzione socialdemocratica autentica. Sinistre senza aggettivi non esistono.

PEPPE GIUDICE

Karl Kautsky, ingiustamente accusato da Lenin di essere un rinnegato ci ha invece fatto capire più di 80 anni fa che socialismo e democrazia sono inscindibili. La storia gli ha dato ragione e torto Lenin (che se fosse sopravvissuto avrebbe dato anche lui ragione al vecchio teorico socialisita)

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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