Analisi di un lombardiano-L’integralismo postcraxiano

L’integralismo postcraxiano

I primi autonomisti furono Riccardo Lombardi, Vittorio Foa e Fernando Santi, nel lontano 1948. Erano giustamente contrari alle liste uniche con il PCI caldeggiate da Nenni e Morandi.

Ebbero ragione dalla storia. Ma essi non furono mai anticomunisti. E sempre ritennero che nell’ambito della piena autonomia politica e culturale del PSI un rapporto positivo con il PCI era comunque indispensabile per la crescita della democrazia e le conquiste sociali.

Tale linea autonomista fu fatta propria , a grande maggioranza, dal PSI nel 1957.

E tale è rimasta fino agli inizi degli anni 80.

L’autonomismo non è anticomunismo: è coscienza della funzione peculiare ed autonoma dei socialisti nella sinistra nella distinzione ma non nella contrapposizione al PCI-

La stessa socialdemocrazia tedesca era certamente anticomunista nei confronti del comunismo sovietico e cinese (insomma del socialismo reale) ma aveva un ben diverso atteggiamento nei confronti del PCI che nonostante le sue contraddizioni veniva salutato come una novità positiva in grado di confluire gradualmente nella famiglia del socialismo democratico.

Il postcraxismo, vale a dire quel processo di degrado ideologico e politico che ha interessato il socialismo italiano nella II meta degli anni 80, e che è sfociato sia nel fenomeno dei “socialisti di destra” con il PDL sia in forme più moderate nelle istanze terza forziste prima e terzo-poliste poi (Boselli e Nencini), è stato un serio tentativo teorico e pratico di cancellare tutta la politica e la storia socialista antecedente agli anni 80.

Parlo di poscraxismo e non di craxismo perché c’è una profonda differenza tra le posizioni ideologiche e politiche di Craxi, rispetto ai postcraxiani De Michelis e Martelli.

Craxi era duramente contrapposto politicamente al PCI ma ideologicamente non era anticomunista come Pellicani o Martelli. La contrapposizione di Craxi riguardava il tema della leadership a sinistra. Egli immaginava una sinistra unita sotto la guida del PSI (e la sua). E sapeva pure che il PCI era qualcosa di profondamente diverso da quelli dell’est. Ma lui contestava la lentezza del PCI che impediva di realizzare subito l’alternativa. Craxi era un antiliberista profondo: favorevole all’intervento pubblico diretto nell’economia, alla democrazia economica ed industriale ed alla programmazione.

Tutt’altre erano le posizioni dei postcraxiani. Piena fiducia nel mercato e confusione tra capitalismo e modernizzazione . Le posizioni di sostegno alla legge Biagi, date non solo da Sacconi, ma da Boselli e Nencini parlano da sole sulla unità del pensiero (profondamente antisocialista) del postcraxismo.

In realtà l’anticomunismo postcraxiano (in cui si distinse l’ossessione di Pellicani) nascondeva un attacco profondo a tutta la tradizione socialista precedente agli anni 80, compreso la prima parte della segretaria Craxi. Il dileggiamento fatto del Progetto Socialista portato avanti da De Michelis e dallo straordinario Covatta aveva di fatto questo obbiettivo.

Espellere di fatto il socialismo dal PSI. Espellere tutto ciò che c’era di critica al capitalismo e di desiderio di trasformazione sociale, senza le quali la sinistra non vive.

Molti compagni devono rendersi conto che un certo antisocialismo lo abbiamo covato dentro di noi.

Poi certo si è aggiunto quello esterno. Successivo al 92.

Il disposto combinato di questi due comportamenti ha portato alla morte del socialismo in Italia. Se certo c’è una grave responsabilità di Occhetto e nell’aver demonizzato i socialisti ( ma costoro hanno anche demonizzato i Napolitano, Lama, Chiaromonte, i “miglioristi” del PDS perché considerati craxiani). Si è spesso risposto a queste demonizzazioni rievocando per contrasto il sostanziale antisocialismo postcraxiano. Tra Martelli ed Occhetto del resto vi erano molte similitudini nel loro nuovismo.

Ecco perché noi “socialisti per la sinistra” seguiamo ben altre strade rispetto al postcraxismo (che fra l’altro ha una terribile tendenza all’integralismo identitario). Noi non riteniamo affatto che tutti gli ex PSI si debbano unire in un solo partito dopo l’auspicabile fine del berlusconismo. Non solo non ci possiamo unire con i postcraxiani di destra ma neanche con quelli di centro come Boselli e Nencini. Siamo un’altra cosa ed un’altra storia politica.

Possiamo e dobbiamo recuperare il pensiero politico personale di Craxi. Il fatto che sia un personaggio controverso (oggettivamente lo è) non può occultare il fatto che comunque il suo pensiero è pienamente inserito nella tradizione del socialismo autonomista. C’è più assonanza tra Craxi e Lombardi che non con Martelli. E più di Bettino con Bertinotti attuale che con De Michelis.

Ricordo che lo stesso Craxi disse che ai compagni del PCI non bisognava chiedere di abiurare il passato ma di condividere lo stesso futuro nel socialismo democratico.

Un socialismo al quale chiamiamo tanti compagni che vengono dal PCI per ricostruirlo. Basta con i recinti identitari di appartenenza, ultimo dei quali è il ps nenciniano.

In questo partitino ci sono comunque tanti compagni bravi, molti dei quali sono nel Network. E sono compagni che esprimono un netto dissenso con Nencini: Besostri, Anna Falcone, Carmelo Nucera, Lorenzo Esposito.

Ma il Ps pare aver iniziato a percorrere il tratto finale che lo porta tra PD e UDC. La scelta per il III Polo fatta a Napoli, la stessa ipotesi avanzata a Milano, dimostrano che dall’interno non c’è possibilità di modificare certe scelte.

Pertanto io chiedo nel pieno rispetto della autonomia di valutazione e di pensiero di questi bravissimi compagni, se non sia il caso di abbandonare una zattera che va verso lidi sbagliati. E mi permetto di chiederlo anche ad un compagno che non conosco come Luca Cefisi (della segreteria naz,) e di cui ho avuto più volte modo di apprezzarne posizioni e preparazione.

Ma a loro va la parola finale.

Tranquilli non li voglio far iscrivere a SeL!! Ma credo che il network si ponga in evidente rotta di collisione con il nencinismo. Necessaria questa rotta per condurre la battaglia per portare nella sinistra da ricostruire i valori più autentici del vero socialismo autonomista: Nenni, Lombardi, Basso, Brodolini, Santi e Giolitti!

PEPPE GIUDICE

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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