Analisi di un lombardiano-INDISPENSABILE UNA RIFONDAZIONE A SINISTRA DEL PSE. CON LA PARTECIPAZIONE DELLA SINISTRA ITALIANA.

INDISPENSABILE UNA RIFONDAZIONE A SINISTRA DEL

PSE. CON LA PARTECIPAZIONE DELLA SINISTRA ITALIANA.

 

 

 

Dopo la sbandata neoliberale degli anni 90 (che ha coinvolto un suo pezzo significativo) giustamente i partiti socialisti europei si interrogano su quale strada prendere.

L’adesione acritica alla globalizzazione neoliberista di cui si vedevano solo i vantaggi (scarsi) e non le pesanti ricadute negative per quanto concerne i pesanti fenomeni di regressione sociale e democratica che essa produceva, hanno minato il prestigio e la forza di molti partiti che in alcuni casi hanno avuto tracolli elettorali (con voti andati in larga parte verso l’astensione).

In Italia con l’Ulivo il centro-sinistra è stato il più acritico sostenitore della globalizzazione anche perché la sinistra ha rinunciato del tutto alla propria autonomia culturale e si è affidata ad imbonitori come Scalfari e De Benedetti che rappresentavano gli interessi del capitalismo finanziarizzato internazionale. Si è affidata alla “sacralità” dei parametri di Maastricht: della prevalenza “monetarista” degli equilibri monetari e finanziari sul rilancio dell’economia reale nei settori di pubblica utilità.

Solo tre socialisti in Europa erano decisamente contro i parametri imposti dalla Bundesbank tedesca.

Jaques Delors, Bettino Craxi e Oskar Lafontaine.

Alcuni grideranno  allo scandalo vedendo il nome di Craxi accostato agli altri due. Ma Craxi fu un oppositore di quella linea. Solo che era troppo sputtanato per la sua amicizia con Berlusconi e la gestione del partito che fu deleteria. Ma Craxi stesso era molto più a sinistra dei postcraxiani De Michelis, Martelli ed Amato (sostenitori indefessi di Maastricht) che furono invitati dalla finanza internazionale sul “Veliero Britannia” insieme a Prodi, Tremonti e Draghi. Per avviare lo smantellamento delle partecipazioni statali.

Delors sostenne che dal calcolo del patto di stabilità andavano sottratti le spese pubbliche in conto capitale (per investimenti) ma fu preso per pazzo nel quadro dell’euforia liberista. Lo stesse avenne per Lafontaine il quale però stupidamente rinunciò a fare una battaglia interna al partito: battaglia che avrebbe vinto e costretto il liberaloide Schroeder ad una resa incondizionata.

Oggi con la drammatica e sistemica crisi del neoliberismo, nei due partiti più importanti del PSE (SPD e PSF) si invoca un netto cambio di rotta con la messa in soffitta di tutte le “terze vie”. Lo stesso PSE al congresso di Praga va in quella direzione – anche se ad Atene, come rileva Felice Besostri , il documento pecca di eccessiva genericità.

Le forze che oggi frenano sulla svolta a sinistra piena del PSe sono quelle dei paesi sotto-schiaffo della Germania (Spagna, Portogallo e Grecia). Zapatero è il più a destra (insieme al PD che però non è nel PSE); Zapatero va sconfitto.

E’ comunque evidente che il socialismo europeo potrà ritrovare se stesso se riscopre fino in fondo una linea ispirata ad un critica democratica al capitalismo. Se si rifonda su una chiara missione storica di superare e trascendere nel pieno sviluppo della democrazia e della libertà l’ordinamento capitalistico. Un obbiettivo che richiede tempi storici ma che va posto con chiarezza.

C’è stata una fase lunga di convivenza tra democrazia avanzata e capitalismo.

Riccardo Lombardi ci ha sempre insegnato che il rapporto tra democrazia e capitalismo è comunque sempre incerto ed incostante.

Negli ultimi 25 ani la egemonia del capitalismo liberista ha prodotto una drastica riduzione degli spazi di democrazia sostanziale.

La crescita economica non si traduce più, linearmente, come è accaduto fino agli anni 70, in aumento del benessere condiviso (che veniva assicurato dal compromesso sociale). La crescita si accompagna ad un forte aumento delle diseguaglianze, dello sfruttamento dei lavoratori, dell’aumento delle povertà vecchie e nuove (quella culturale ad esempio).

La crescita capitalistica è sempre più elemento di rilevante contraddizione con gli equilibri ecologici e la sopravvivenza del pianeta.

Si può ragionevolmente tenere insieme sviluppo, ambiente e giustizia sociale solo se si cambia radicalmente il paradigma economico dominante.

E si affermi un modo alternativo di produrre e consumare, che comporta una profonda messa in discussione dei rapporti di potere nella società e nell’economia. Insomma quello che diceva Riccardo Lombardi (“una società più ricca perché diversamente ricca”).

Per fare questo c’è bisogno di una sinistra che non sia né subalterna ne minoritaria. Portatrice di un paradigma alternativo a quello del capitalismo liberista, sapendo che le trasformazioni radicali non sono istantanee ma comportano anche gradualità e capacità di governare radicalità e gradualità.

Per questo non serve la sinistra minoritaria e di pura testimonianza che c’è nella GUE, incapace di separare politica e propaganda.

Ma serve al tempo stesso qualcosa di diverso dal PD o dagli ultimi DS. Ci vuole una sinistra di governo “socialista” (che metta al centro un progetto di emancipazione sociale) e popolare.

Ma socialista non nello stupido senso identitario, perché Nencini nulla ha a che vedere con il nostro progetto.

Socialista nel senso di auspicare una trasformazione socialista e democratica della nostra società.

Il network è nato su questo: è una presa di coscienza dell’esigenza di una sinistra che abbia nel socialismo del XXI secolo, una esigenza che è presente nei vari partiti (SEL, PD, PS, Fed sin). Noi vogliamo far interloquire tutti coloro che hanno tale esigenza e far emergere un progetto in positivo.

PEPPE GIUDICE

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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