Analisi di un lombardiano-IL SOCIALISMO DEMOCRATICO, LA CRISI DEL CAPITALISMO

IL SOCIALISMO DEMOCRATICO, LA CRISI DEL CAPITALISMO

 

 

Gorbaciov tentò in maniera sincera e convinta di trasformare in senso socialdemocratico il capitalismo di stato sovietico. E quel suo fallimento lo paghiamo ancora oggi. Ma perché fallì? Perché un modello socialdemocratico (e lo dimostra l’esempio dei più avanzati modelli di socialdemocrazia, da quello scandinavo a quello belga ed austriaco) ha bisogno del supporto di una grossa crescita della società civile, in termini di partiti democratici di massa, di un sindacalismo forte, radicato e partecipativo, di un vasto movimento cooperativo e mutualistico, di reti sociali autogestite.

Il comunismo al potere in URSS aveva distrutto, o comunque impedito, ogni forma di autonomia della società civile e dei gruppi sociali. Lo stato ed il partito onnivori avevano distrutto la società ed ogni forma di legame comunitario. In forme diverse lo stesso ha fatto il turbo.capitalismo. La liquefazione della società (certo con gradazioni diverse da paese a paese) provocato dal mercatismo capitalista totalitario ha avuto lo stesso drammatico effetto sulle società occidentali. Distruzione dei rapporti umani, di ogni forma di legame comunitario, disgregazione sociale nel quadro di una formidabile crescita delle diseguaglianze nella distribuzione della ricchezza e del potere, con conseguente forte crisi della democrazia.

Il turbo-capitalismo è il frutto della progressiva controffensiva capitalistica contro il modello socialdemocratico e keynesiano. IL passaggio, come dice Giorgio Ruffolo, dal capitalismo manageriale (che accettava il compromesso sociale) al capitalismo finanziario che non lo accetta ed alla fine genera meccanismi autodistruttivi. La crisi odierna (che preannunzia una nuova e gravissima recessione) lo dimostra abbondantemente.

In Italia il socialismo democratico è un oggetto misterioso. C’è molta ignoranza al riguardo. Semplicisticamente si confonde la socialdemocrazia con il socialismo della II Inernazionale (che in realtà ha generato sia la socialdemocrazia classica che il comunismo).

Non si tiene mai conto dello sviluppo del pensiero socialista tra le due guerre mondiali. In realtà il termine socialismo democratico (prima socialdemocrazia voleva dire partito della “democrazia sociale” equivalente di socialismo in Germania) sorge dopo il 1923, quando il modello comunista assume la sua precisa ed organica fisionomia autoritaria. E quindi il socialismo democratico dell’Occidente vuole distinguersi da quello dispotico dell’oriente.

Ma quel socialismo democratico costituisce anche una rottura verso la ortodossia marxista (del marxismo determinista e positivista della II Internazionale). C’è da dire che vi è una maggiore eredità della II Internazionale nei bolscevichi ed in Lenin (con un determinismo storicista hegeliano al posto del positivismo) che non nel socialismo democratico degli anni 20 e 30. Il quale deve fare i conti con la crisi profonda del capitalismo liberale esplosa drammaticamente nel 1929 e che poi aprirà la strada all’espandersi del fascismo in Europa. E’ il fenomeno della “grande trasformazione”  analizzato dal grande socialista umanista Karl Polanyi.

In Europa il fascismo non prevalse (ed anzi prevalse la scelta socialdemocratica) nei paesi come il Belgio e la Scandinavia. Perché in questi paesi si sostanziò meglio il rinnovamento del pensiero socialista degli anni 20 e 30. Sia dei socialisti marxisti che davano una interpretazione evolutiva e non dogmatica del pensiero di Marx, sia dei post-marxisti come il leader del socialismo belga De Man e del socialismo ghildista inglese di George Douglas Cole. Il pensiero di Rosselli non è origonale; dietro il titolo (oggi fuorviante) “socialismo liberale” si cela una sintesi  tra il socialismo planista di De Man ed il ghildismo.

Il planismo belga (ma fatto proprio da molti socialisti francesi ed inglesi) prospettava una economia mista, un rifiuto del collettivismo burocratico sovietico, tramite un mercato socialmente regolato dalla programmazione e dall’intervento diretto selettivo e non totalizzante dello stato. Il ghildismo insisteva sulla democrazia industriale e la partecipazione diretta dei lavoratori alla gestione dell’impresa. La democrazia sociale degli austromarxisti tendeva a fare della sperimentazione di nuove forme di organizzazione economica e sociale e sullo sviluppo dell’autogestione l’asse portante di una trasformazione socialista della società e dello stato.

Polanyi è stato poi quello che meglio ha saputo sintetizzare in una visione unitaria questi diversi approcci. Nel socialismo democratico quale risposta progressista e democratica alla crisi del capitalismo liberale (mentre il fascismo ne è la risposta reazionaria e totalitaria).

Oggi di nuovo viviamo una profonda ed irreversibile crisi del capitalismo liberale. La crisi genera paure, frustrazioni, malessere che possono benissimo essere utilizzati per avventure reazionarie, Non quelle del fascismo, ma comunque della xenofobia, del razzismo e del corprativismo. Quello che è successo in Norvegia è paradigmatico.

L’alternativa a questa regressione reazionaria è in un rinnovato socialismo democratico (lo mette molto bene in evidenza Luciano Gallino nel suo ultimo libro). Il comunismo è la parte della sinistra che è fallita irreversibilmente. Non ha più nulla da dire. La socialdemocrazia se è vero che non ha pienamente realizzato il progetto del socialismo democratico e se ha anche deviato (con Blair) dalla sua missione, costituisce comunque la base di partenza per un nuovo progetto di trasformazione sociale ,

Per questo non c’è futuro della sinistra al di fuori del socialismo, inteso come riequilibrio tra economia e società (e con la “casa” in cui la società umana vive: l’ambiente naturale). E’ bene che se ne renda conto chi vuol sul serio ricostruire al sinistra in Italia.

 

PEPPE GIUDICE

 

 

Olof Palme grande costruttore e martire del socialismo democratico

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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