Analisi di un lombardiano-IL 19 Febbraio A LIVORNO

In vista del nostro importantissimo appuntamento di Livorno mi sono ricordato di un giudizio di Terracini su Turati e sono andato a rileggermi il famoso discorso di Turati in quel congresso di 90 anni fa.

Terracini in un impeto di straordinaria onestà intelletttuale (che solo personalità straordinarie hanno) affermò un anno prima di morire che nel 1921 Turati aveva pienamente ragione e che la scissione comunista fu un errore. Terracini fu uno dei fondatori del PC’dI (poi PCI) ed uno dei più polemici verso TUrati in quel Congresso (mi pare che ricoprisse la carica di segretario della FGSI).

Ma non è questo il filo conduttore del mio ragionamento. Anzi ritenendo che il ragionamento di Turati in quel congresso rappresenti la carta costituente del socialismo italiano per larghissima parte degli anni a venire, il mio discorso è rivolto a dimostrare non tanto che i socialisti hanno avuto ragione sui comunisti, quanto piuttosto che il riformismo degli anni 80 e 90 ed il postcraxismo non hanno nulla a che vedere con  l’impostazione di Turati, anzi ne sono la negazione per molti versi.

E non solo perchè ovviamente si mettono a paragone contesti storici diversissimi. Un padre del socialismo francese come Jean Jaures diceva che essere fedeli ad una tradizione vuol dire essere fedeli alla fiamma e non alla cenere. Benissimo! ma craxismo e poscraxismo non hanno cercato di buttare via la cenere ma di spegnere la fiamma, così come del resto hanno fatto D’Alema e Veltroni negli anni 90.

L’intervento di Turati (fu il più applaudito anche egli era in minoranza in quel congresso) è considerato il suo capolavoro e la sua massima eredità. Per capacità di sintesi, per rigore politico e dottrinario, per la capacità di intravedere scenari futuri.

Il congresso di Livorno fu fatto proprio per decidere la espulsione dal PSI del gruppo di Turati, Matteotti e Treves. Il PSI nel 1919 aveva deciso la adesione alla III Internazionale di Mosca. Nel 1920 (l’anno in cui si registra sul serio la spaccatura tra socialisti e comunisti a livello internazionale) la III Internazionale diventata definitivamente Internazionale Comunista stila 21 punti inderogabili per i vari partiti nazionale per poter aderire. Tra questi 21 punti è prevista l’espulsione dei “riformisti” e “centristi”. I riformisti allora erano i socialdemocratici di destra come Bernstein; i centristi – gli “austro-marxisti” ne erano i maggiori rappresentanti – si collocavano a mezza strada tra i riformisti ed i bolscevichi.

Come ha giustamente rilevato Gaetano Arfè, nè Turati,nè Matteotti si sono mai considerati riformisti. In realtà il PSI era l’unico partito socialista d’Europa dove non esisteva una posizione riformista. Turati e Matteotti erano vicinissimi ad Otto Bauer il capo del socialismo austriaco e capofila della corrente teorica dell’austro-marxismo che avrà una grande influenza sul socialismo latino.

In definitiva Turati si considera a pieno diritto un rivoluzionario nel senso originario immaginato da Marx ed Engels . Ritiene che il leninismo sia una degenerazione giacobina ed autoritaria del marxismo (ma le stesse cose diceva più o meno Rosa Luxemburg). Ma non condanna sommariamente la rivoluzione russa. Condanna chi pretende di esportare meccanicamente una esperienza nata in condizioni estremamente particolari ed irripetibili, ed in condizioni di immaturità oggettiva e soggettiva, all’Europa occidentale. Dice anche che il bolscevismo sarà destinato a divenire uno strumento del nazionalismo russo (e qui è profetico) e non del socialismo anche se tale nazionalismo potrà avere un ruolo equilibratore rispetto all’imperialismo anglo-americano nello scacchiere internazionale.

Egli ribadisce più volte la sua fiducia nel socialismo come processo rivoluzionario e graduale, al tempo stesso (l’impostazione dell’austro-marxismo). Le rivoluzioni borghesi si fondano sulla conquista del potere di una classe che ha già il potere nell’economia; la rivoluzione socialista è invece radicale trasformazione dei rapporti sociali che trascende il capitalismo in un ordine sociale superiore fondati sulla eliminazione del dominio organico di una classe sulla intera società. Chiarisce anche le differenze semantiche tra socialismo e comunismo. Differenze che nell’800 non avevano il significato di contrapposizione. Il termine comunismo (“Kommunismus”) era usato fino al 1870 in germania. Socialismo usato in Francia, Belgio e Gran Bretagna. Ma dopo il 1880 il termine socialismo prevalse. Marx parlava di fase inferiore e superiore del socialismo (Lenin impropriamente chiamò la prima fase socialismo e la seconda comunismo) non come momenti contrapposti ma come due livelli di uno stesso processo evolutivo. Ora questa idea finalistica è messa in discussione perchè il socialismo come processo compiuto (la società comunista che distribuisce secondo i bisogni – quando le sorgenti della ricchezza scorreranno liberamente ed il lavoro sarà diventato il primo bisogno dell’uomo-Marx) presuppone il dominio totale dell’uomo sulla natura – lo sviluppo illimitato delle forze produttive e la eliminazione dei vincoli si scarsità. Ed a sua volta la illimitatezza delle risorse naturali. Paradigma oggi inacettabile. Il socialismo democratico pertanto ha deciso di contemperare fra loro i due principi sulla distribuzione del prodotto sociale (secondo il lavoro e secondo i bisogni) cercando di integrarli e di non distanziarli nel tempo come immaginavano sia Marx che gli altri socialisti dell’epoca. Di qui il superamento della teoria della estinzione della politica. Persistendo i vincoli di scarsità naturale ci sarà sempre una gerarchia sociale di bisogni da soddisfare. E questa va deciso con la politica e la democrazia.

Torniamo a Turati. Egli afferma che la rivoluzione inizia nel momento in cui il proletariato inizia a dar vita agli strumenti della propria autoemancipazione  (partiti, sindacati, cooperative, leghe, mutue, municipi).

Sulla base di tale quadro si nota una continuità con la tradizione socialista successiva. A partire da Rosselli. Che chiamava il suo – socialismo liberale rivoluzionario – liberale nel metodo, rivoluzionario nei fini. Per passare a Lombardi, a Nennni, a Saragat allo stesso Lelio Basso. Ma anche in alcuni spunti di Gramsci (anche se il suo concetto di partito resta leninista ed inaccettabile) si ritrova una influenza di Turati. Ce n’è moltissima in Di Vittorio e anche in Amendola. E lo sottolineo per spiegare a certi rancorosi post-craxiani che talvolta tra tradizione socialista e un pezzo di quella comunista italiana possono intrecciarsi.

Appurato questo. Che rapporto c’è tra questa tradizione socialista ed il riformismo di oggi? Nessuna.

Certo c’è stato un riformismo forte socialdemocratico, quello di Bad Godesberg (anni 60) che ha costruito un compromesso di alto profilo tra movimento operaio e capitalismo. Oggi si ripropone il concetto di una forte opera riformatrice. Ma essa, a mio avviso in qualche modo deve mettere insieme l’esigenza di un compromesso sociale forte con l’istanza di trascendere il capitalismo. Non sono in contraddizione le due cose. Anzi è proprio la profondità della crisi attuale che ci spinge a recuperare quella idea forte di trasformazione sociale che è il filo rosso che unisce Turati e Lombardi.

Il riformismo odierno nasce proprio in opposizione ad una idea forte di trasformazione sociale. Accetta l’dea del capitalismo come fine della storia e come prodotto di una supposta “natura umana”. Intorno a questa mistificazione ideologica nasce il liberalismo social-temperato da Martelli a Veltroni. Che rifiuta sia l’idea del superamento del sistema sia quella del compromesso forte. Anzi rifiuta l’dea stessa di conflitto sociale. Ecco perchè i si prendono certe posizioni rispetto ai diktat di Marchionne.

A noi socialisti di sinistra l’onere di recuperare il nostro più autentico patrimonio ideale, contro il nuovismo del PD ed il postcraxismo di Nencini. Che il 19 Febbraio a Livorno possa partire la battaglia per un nuovo socialismo quale bussola per la sinistra.

PEPPE GIUDICE

Annunci

Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
Questa voce è stata pubblicata in Comunismo e PCI, Cultura, Filippo Turati, Politica, PSI - PSDI, Socialismo, Storia. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...