Analisi di un lombardiano-I guasti del maoismo nella sinistra italiana

I guasti del maoismo nella sinistra italiana

 

Conosciamo tutti i guai che alla sinistra del nostro paese ha provocato la diffidenza e la ostilità (unita ad una conoscenza superficiale) verso il socialismo democratico. E certo tale atteggiamento è il frutto della lunga egemonia culturale comunista. Ma il PCI pur esprimendo giudizi sbagliati e schematici sul socialismo europeo, a partire dagli anni 70, ricercò un proficuo rapporto con esso. Lo stesso Berlinguer che pure si perse nelle astrattezze della III via e dell’Eurocomunismo ebbe un rapporto positivo con Willi Brandt, ad esempio.

La causa più profonda di un atteggiamento così radicato in certi settori della sinistra è a mio avviso da ricercare nel post.sessantotto e nelle peculiari caratteristiche che esso ha assunto nel nostro paese. Il 68 è stato qualcosa che pur nella sua confusione e contraddittorietà ha cambiato il mondo ed era comunque mosso da istanze di liberazione. Ma in Italia, soprattutto (molto più che in Francia)esse  si sposarono con un ideologismo a tratti demenziale e nevrotico che assunse il maoismo come principale referente culturale.

L’invasione sovietica dell’Ungheria del 56 e quella della Cecoslovacchia del 68 avevano ampiamente dimostrato che la “spinta propulsiva” della Rivoluzione sovietica si era ampiamente esaurita e che il socialismo reale era irriformabile. Di ciò prese piena coscienza il PSI nel 1956.

Coloro che non si erano rassegnati  a tale evidenza storica cercarono subito di evitare di uscire “da destra” dallo stalinismo e cercarono una fuoriuscita di sinistra, accusando prima il Psi e poi lo stesso PCI di deriva “socialdemocratica”

Alcuni individuarono nel comunismo cinese e nel pensiero di Mao-Tse-Tung una critica da sinistra allo stalinismo. A parte i gruppi maoisti più stupidi e folcloristici (PCDI –Servire il Popolo) vi fu anche gente molto più seria che seguì tale strada, ad esempio il gruppo del “Manifesto” ed a livello internazionale quegli intellettuali che cercavano di costruire una nuova ortodossia marxista come gli economisti americani Baran e Sweezy, il filosofo struttural-marxista Althusser e lo stesso “profeta” della contestazione giovanile Herbert Marcuse.

Ora concepire il maoismo come critica alla stalinismo è una idiozia. Mao Tse Tung è stato, nella teoria e nella prassi, uno stalinista convinto. Bastava guardare i grandi ritratti di Stalin che campeggiavano nelle principali piazze cinesi, accanto a quelli di Mao, Lenin e Marx. Ma talvolta la forza dell’autoconvinzione e del voler costruire un mito su cui fondare una politica rende ciechi.

Mao è stato un iper-stalinista (ma Stalin era più intelligente, anche se era un mostro come lui). Nei metodi, nella crudeltà, nell’aver costruito un sistema di oppressione politica e sociale terrificante. Univa ad una spietata ed efferata crudeltà sanguinaria una sostanziale demenzialità. A cavallo tra gli anni 50 e 60, morirono tra i 20 ed i 30 milioni di contadini a causa dell’assurda politica del “grande balzo in avanti” che pretendeva in pochi anni di raggiungere i paesi capitalistici avanzati. Il risultato fu che accanto alla morte di inedia di decine di milioni di persone vi fu un danno enorme alla agricoltura cinese, con crollo della produzione ed i cui effetti disastrosi si protrassero per una decina di anni. La rivoluzione culturale, lungi dall’essere un movimento spontaneo, fu un episodio della truculenta guerra interna al partito. Durante essa furono uccise più di tre milioni di persone, furono distrutti importanti monumenti storici testimoni della millenaria civiltà di quel paese.

Certo qualcuno potrebbe obbiettare che certi avvenimenti vanno inquadrati in un contesto molto diverso da quello nostro. E’ vero. Ma quando gli avvenimenti negativi sono talmente macroscopici non c’è contestualizzazione che tenga, a meno che uno non voglia assumere un atteggiamento di esasperato giustificazionismo storico che è il lato peggiore dello storicismo hegeliano.

Infine, come Stalin, Mao utilizzò la deportazione di massa ed il lavoro forzato non come strumento per punire gli oppositori ma come mezzo per estorcere plusvalore utilizzando il lavoro di uomini ridotti in schiavitù.

Ora si può anche comprendere che in periodi di forte difetto di informazione si potesse avere una idea sbagliata e non corrispondente alla realtà di quello che accadeva in estremo oriente. Ma era evidente che quello maoista era un sistema rispetto al quale l’Unione Sovietica di Breznev pareva essere un modello di tolleranza e democrazia!!!

Ho già scritto che le rivoluzioni comuniste, lungi dall’essere un tentativo di costruire una società socialista, hanno rappresentato la copertura ideologica del nazionalismo e militarismo di quei grandi paesi che erano rimasti indietro nei processi di modernizzazione. L’ideologia ha cercato di farli apparire come portatrici di nuova civilizzazione.

Insomma quello che dicevano Marx ed Engels criticando il socialismo utopistico e cioè che il socialismo ha bisogno di un minimo di condizioni oggettive e soggettive per potersi realizzare è stato confermato dalla storia. E non è un caso che è nell’Europa Occidentale che si è costruito il modello sociale più avanzato, sebbene il progetto del socialismo democratico si sia realizzato solo parzialmente. Infatti in Europa non c’è stato solo lo sviluppo delle forze produttive (negli USA e in Giappone è sttao più forte) ma la forte presenza di un movimento operaio con coscienza sociale di classe.

Ma la storia ha chiaramente dimostrato due cose:

1)    Che l’unica sinistra che è rimasta in piedi è quella socialista democratica. Che va certo rinnovata ed aperta a nuove istanze, ma non si può prescindere da essa

2)    Che Marx è importante ma non autosufficiente. Di qui il fallimento delle neo-ortodossie marxiste. Marx va necessariamente integrato e corretto da Keynes, POlanyi e Georgescu-Rogen (il teorico più serio dei limiti fisici della crescita)

Oggi magari molti di coloro che erano maoisti (vedi Flores D’Arcais) sono diventati neo-azionisti scalfariani, nuovisti. La costante è l’avversione verso il socialismo democratico. Altri dopo la grande disillusione si sono convertiti al postmoderno ed al relativismo (due mali culturali).

La battaglia culturale per il socialismo  serve a rispondere alla domanda di senso che dovrebbe riempire il vuoto culturale della sinistra italiana odierna.

 

PEPPE GIUDICE

Annunci

Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
Questa voce è stata pubblicata in Cultura, Politica, PSI - PSDI, Socialismo, Storia. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...