Analisi di un lombardiano-Francesco De Martino

Francesco De Martino

 

 

La cosa che più ti colpiva è  che era un gran signore (nel senso profondo del termine – come lo usiamo noi del Sud – uomo di grande nobiltà d’animo). Ebbi occasione di conoscerlo nel 1979 quando aveva più di 70 anni e da tre anni aveva lasciato la segreteria. Venne a fare un comizio a Potenza (c’erano le politiche). Nessuno era disponibile: allora il segretario di federazione chiamò a Napoli il “professore” ed immediatamente venne. Credo che fu uno dei comizi più belli che abbia ascoltato: un capolavoro di sintesi ed acutezza.

Io non sono mai stato demartiniano. Ero lombardiano. Ma entrai nel partito, nel 1974, quando era ancora lui segretario (le mie prime due tessere portano la sua firma) ed ho sempre avuto un profondo rispetto per la sua figura. Lo metto tra i grandi del socialismo italiano del dopoguerra, insieme a Nenni, Lombardi, Basso, Foa e Brodolini.

Tra i leader socialisti è stato quello più ingiustamente maltrattato e sbeffeggiato non solo da una certa stampa cialtrona ma anche nel partito, in particolare fa quei craxoidi che magari erano stati nella sua corrente quando era segretario. Queste carogne della politica che sono state la causa della rovina del PSI.

DE Martino certo commise degli errori (ma Craxi ne fatti più di lui) ed ebbe dei limiti. Ma una valutazione della sua gestione del PSI non può essere fatta senza contestualizzarla storicamente. De Martino dovette gestire un partito che era reduce da due scissioni e da una unificazione fallita. E bisogna ricordare che il grave errore dell’unificazione con i tanassiani (durata per fortuna solo due anni) fu tutta responsabilità di Nenni; De Martino era diffidente, Lombardi nettamente contrario.

Era obbiettivamente difficile governare un partito che nel giro di 6 anni vive tutti questi traumi organizzativi. E certo De Martino sbagliò a far rientrare il PSI nel governo nel 1973 dopo un anno e mezzo di opposizione al governo Andreotti-Malagodi. Ma fu anche il PCI a premere per questa soluzione affinchè vi fosse una svolta politica.

De Martino è spesso stato accusato di essere stato succube dei comunisti e subalterno alla DC. Sono sciocchezze. De Martino era un autonomista convinto per pensiero e prassi: nulla a che vedere con il neostalinismo frontista dei Vecchietti e dei Valori (che hanno fatto la fine delle botte a muro). Del resto se vi sono stati errori essi furono commessi dalla maggioranza del partito compresi gli autonomisti nenniani che con Craxi era presenti nella segreteria. Solo i lombardiani di allora non condivisero certe scelte.

E poi De Martino aveva, insieme a Nenni e Lombardi, una visione forte ed alta del ruolo del PSI, il quale doveva favorire un più generale processo di ristrutturazione della sinistra.

Purtroppo questa visione non era fatta propria da Berlinguer. Se io sono fortemente critico del segretario del PCI lo sono a ragion veduta. Talvolta mi si rimprovera di valorizzare troppo la componente poi chiamata “migliorista” (in cui non includo quelli divenuti “liberal” come Morando o Ranieri) e di contrapporla sia a Berlinguer che a Togliatti. Ma è una contrapposizione di fatto che avveniva proprio sul tema del rapporto con i socialisti. Di Vittorio, Amendola, Lama, Napolitano hanno sempre visto nel Psi un interlocutore obbligato e necessario. Togliatti e Berlinguer hanno visto nel PSI un incomodo da minimizzare per costruire un rapporto consociativo con la DC.

Se nel PSI fossero prevalsi Lombardi e De Martino nel PSI e nel PCI Lama e Napolitano, le prospettive della sinistra sarebbero state diverse.

In effetti Berlinguer era convinto a metà degli anni 70 che il PSI fosse solo un elemento di disturbo. Berlinguer è certamente stato da apprezzare nelle prese di distanza (incomplete, però) dall’URSS, ma nelle scelte di politica interna ha fatto degli errori madornali.

Ne abbiamo già discusso. L’errore fondamentale era il pensare che la DC fosse disponibile a governare con il PCI. L’unità nazionale si fece perché c’era l’emergenza terrorismo, ma era destinata ad essere un fatto transitorio. La DC era un partito che fondava sull’anticomunismo la sua ragion d’essere. Già con difficoltà accettò il rapporto con il PSI negli anni 60…

Del resto i fatti ci dicono che il compromesso storico fu rovinoso per il PCI che nel 1979 perse grossa parte di ciò che aveva guadagnato nel 1976. Del resto questa è la trappola del “bipartitismo imperfetto” da cui Berlinguer non seppe uscire. Il PCI fonda la sua forza elettorale sulla contrapposizione alla DC (nel 1976 arrivò al massimo storico perché raccolse un voto che puntava al ricambio ed a mandare la DC all’opposizione) ma vuole governare con la DC che invece non vuole governare con il PCI. Questa contraddizione si poteva superare solo con una chiara e netta evoluzione del PCI verso il socialismo democratico (anche scontando una scissione) ed unificarsi col PSI (costruendo la democrazia dell’alternativa).

Purtroppo questa scelta berlingueriana provocò effetti negativi nel PSI dove le posizioni di De Martino e Lombardi vennero progressivamente emarginate a favore di un anticomunismo prima strisciante e poi travolgente (con il deleterio emergere del postcraxismo di martelli e De Michelis).

Giustamente lo stesso De Martino rilevò che l’impostazione di Craxi era profondamente velleitaria. Perché puntava tutto su un impossibile riequilibrio elettorale in tempi non biblici.

De Martino è stato accusato di aver portato il PSI al minimo storico: al 9,6%. A parte il fatto che quel risultato (come abbiamo già visto) fu il frutto di una politica condivisa da tutto il partito (compreso l’allora vice-segretario Craxi e con la sola opposizione di Lombardi), avere un partito socialista al 10% oggi in Italia sarebbe favoloso! E poi in realtà Craxi non fece alcun miracolo elettorale. Il PSI infatti in 11 anni passò dal 9,6% al 14,3. Un risultato quasi pari a quello che aveva il partito di Nenni nel 1958. Ma Nenni aveva con se Lombardi, Basso, Foa, Santi….Craxi invece Martelli, De Michelis..nani e ballerine.

Voi sapete che io non demonizzo affatto Craxi, anzi mi ha sinceramente disgustato che lo abbiano fatto divenire capro espiatorio di un sistema che andava molto oltre le sue responsabilità. Ma De Martino e Lombardi non avrebbero mai avuto Berlusconi tra i propri amici!

Il Psi, a mio avviso, avrebbe comunque avuto una crescita elettorale negli anni 80, anche con un’altra politica, anzi forse qualcosa in più. Era la crisi identitaria forte del PCI che avrebbe comunque riversato voti sul PSI se si fosse seguita una linea autonomista e non anticomunista. Ma siamo nel campo delle ipotesi astratte.

Credo che la figura di Francesco De Martino vada profondamente rivalutata e riconsiderata anche per valorizzare e riscoprire le radici autentiche del socialismo italiano del dopoguerra e liberarlo definitivamente dalle scorie postcraxiane. Francesco De Martino è stato un grande intellettuale, certo il più grande storico del diritto romano ed un acuto studioso del socialismo.

Certo la marmaglia postcraxiana diventa beffarda ed acida quando si parla di De Martino (ventre molle del PSI) o di Lombardi (vecchio arteriosclerotico). C’è da dire che Craxi ha avuto invece sempre grandissimo rispetto sia per Lombardi che per De Martino. Sono stati invece i craxini arroganti, scostumati ed ignoranti, quel fetido liquame che ha sporcato il Psi degli anni 80 ad aver assunto certi atteggiamenti. Coloro che hanno distrutto il PSI e che non hanno mai chiesto scusa a nessuno. Ed oggi De Martino lo ricordiamo anche per segnalare la distanza del vero socialismo da un certo assessore toscano, in quota al Pd, che parla di una internazionale social-liberale di centro. Alle corbellerie  non c’è mai un limite…

 

 

PEPPE GIUDICE

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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