Analisi di un lombardiano-documento comune del Partito Socialdemocratico Tedesco e del Partito Socialista Francese

documento comune SPD-PSF sulla crisi dell’area euro

documento comune del Partito Socialdemocratico Tedesco e del Partito Socialista Francese

21 Giugno 2011

 

L’Unione monetaria europea sta attraversando dallo scorso anno una delle più gravi crisi della sua storia. La situazione attuale, meglio conosciuta come la “crisi dell’euro”, causata dall’enorme debito pubblico di alcuni paesi membri, minaccia l’integrazione europea nel suo insieme. E’ stato necessario salvare prima la Grecia, poi l’Irlanda e il Portogallo dalla bancarotta, attraverso aiuti finanziari europei comuni, il cui obiettivo era di garantire la solvibilità di questi stati e evitare il fallimento nazionale che avrebbe avuto ripercussioni imprevedibili per lo spazio monetario europeo.

L’Unione europea ha stanziato un aiuto provvisorio per un totale di 750 miliardi di euro che, a partire dal 2013, dovrà portare alla creazione di un meccanismo europeo di stabilità. Era ed è un obbligo sostenere congiuntamente gli stati europei colpiti da una grave crisi finanziaria e istituire un meccanismo di protezione stabile dell’euro nel suo complesso. Le misure di protezione e i piani di salvataggio sono oggi ancora troppo limitati e possono non essere sufficienti a fare uscire l’Europa e la moneta unica fuori dalla crisi. Essi affrontano solo i sintomi ma non cercano di capire e di contrastare le cause profonde delle crisi finanziarie degli stati.

Bisogna dunque riformare in profondità la politica economica, finanziaria e sociale europea nel quadro di un governo economico europeo democraticamente legittimato e dotato di ampi poteri di intervento. I capi di stato e di governo europei, in maggioranza conservatori e liberali, e soprattutto la cancelliera tedesca e il presidente Sarkozy, si sono rifiutati per troppo tempo di discutere di una governance economica europea. Hanno sottovalutato l’ampiezza della crisi monetaria e finanziaria. Non l’hanno saputa anticipare e hanno dimostrato di non avere quella visione politica di cui l’Europa avrebbe avuto bisogno durante la crisi. L’Europa governata dai conservatori ha esitato troppo.(…) Le decisioni assunte all’ultimo Consiglio di Marzo 2011- riforma del patto di stabilità e di crescita, accordo sui principi di un meccanismo di stabilità europeo permanente e su un patto per l’euro – sono ben al di sotto del grande slancio politico necessario ad attuare un vero governo economico europeo. Sono iniziative incentrate sul rigore di bilancio, sull’austerità, considerata come la via maestra per far uscire l’Unione europea dalla crisi.

Si tratta di un approccio alquanto sbagliato e pericoloso. Riduce la crisi monetaria europea ad una crisi di indebitamento dei paesi membri e dimentica così totalmente la causa principale della crisi attuale dell’euro: la crisi dei mercati finanziari internazionali scatenata da un’enorme speculazione che ha costretto a più riprese gli Stati membri dell’Unione europea ad indebitarsi per impedire il crollo totale dei mercati finanziari.

Sono i contribuenti che alla fine pagheranno il conto della crisi. Per colpa dei conservatori europei, le banche e gli speculatori, le cui operazioni finanziarie rischiose hanno provocato la crisi stessa, se ne usciranno senza alcuna conseguenza. Questo non può essere nè  economicamente nè socialmente accettabile.

Le iniziative e le riforme attuali sono insufficienti perché prescrivono una via, quella dell’austerità economica, come unico rimedio universale per tutti i paesi membri. Esse dimenticano le disparità economiche e gli squilibri esistenti tra gli stati membri dell’UE e, cosi facendo, rischiano di accentuare le fratture economiche invece di sanarle.

Malgrado le riforme, la Grecia non sarà probabilmente in grado di tornare sui mercati nel 2012. Ciò dimostra come il piano di aiuti per la Grecia non fosse abbastanza equilibrato e duraturo. La popolazione è provata dalle misure di austerità, l’attività economica arretra e i tassi di interesse elevati impediscono ogni margine di manovra per fare investimenti. La crescita economica necessaria a un consolidamento manca del tutto.

Una politica d’austerità di questa natura non soltanto non persegue l’obiettivo principale annunciato di rimettere in piedi un paese affetto dalla crisi economica, ma mette in pericolo la solidarietà e la coesione sociale nell’Europa intera suscitando incomprensioni e malcontento tra le popolazioni dei paesi “donatori” e beneficiari.

Le iniziative attuali non mettono in condizione di creare un governo economico europeo forte in risposta alla crisi finanziaria e monetaria. A questo scopo è necessario adottare altre riforme ben più importanti.

1) Una tassa sulle transazioni finanziarie in Europa (…)

2) Un programma di crescita europea (…)

3) Istituzione degli eurobond (…)

4)Un sistema bancario con un’autentica funzione di servizio(…)

5)Una base comune per l’imponibile fiscale sulle società (…)

6)Un patto di stabilità sociale (…)

La governance economica deve essere completamente democratica

A tutto ciò si aggiunge il fatto che la cancelliera Merkel e il Presidente Sarkozy intendono imporre al resto dell’Europa un direttorio. Non solo essi hanno irritato i nostri partners europei concludendo più volte, a monte degli ultimi Consigli, accordi non concordati con gli altri paesi membri per poi presentarli come un fatto compiuto. Ma facendo del Consiglio europeo l’istanza decisionale centrale della politica finanziaria e monetaria, essi hanno rovesciato la struttura attuale dell’Unione europea. La Commissione europea e il Parlamento europeo, organi comunitari del triangolo istituzionale dell’UE, sono indeboliti a vantaggio di una logica intergovernativa in seno al Consiglio europeo.(…)

Un governo economico democraticamente legittimato non può nascere in queste condizioni. Perchè questo avvenga è necessario che la Commissione europea e il Parlamento europeo, cosi come i parlamenti nazionali, prendano parte alle grandi decisioni che spettano a un governo economico europeo in materia di politica finanziaria, economica e sociale.

Contro la “rinazionalizzazione”: osare più Europa

I conservatori e i liberali europei – e in primo luogo i governi francese e tedesco – stanno sprecando tutte le possibilità che l’Europa possa uscire dalla crisi più forte di prima. Non dobbiamo permetterglielo. La posta in gioco è troppo importante.

Se l’Europa non riesce a dare una risposta forte e unitaria alla crisi, una risposta in grado di coniugare competitività economica e giustizia sociale, allora il progetto di unificazione europea rischia di provocare il malcontento tra la popolazione. E chi pensa che meno Europa sia la risposta giusta alla crisi potrebbe averla vinta.

Ma coloro che considerano l’Europa come luogo di contrattazione tra interessi nazionali e persino di una “rinazionalizzazione” della politica, sono completamente fuori strada. Dimenticano che solo un’Europa forte e unita nella solidarietà può dare una risposta convincente alle sfide del nostro tempo, come la riorganizzazione dei mercati finanziari, la governance economica, i cambiamenti climatici o l’attuazione, su scala globale, di una politica di disarmo e di pace.

Un’Europa più audace. Ecco la risposta giusta.

E questo è il modo in cui noi ci impegniamo insieme, socialdemocratici tedeschi e socialisti francesi. Un governo economico europeo che funzioni in modo efficace, con un orientamento sociale e basato su principi democratici, deve essere il progetto principale per il futuro.

 

Jean Jaures , padre storico del socialismo francese

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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