Analisi di un lombardiano-DELLA PERDUTA DIVERSITA’

DELLA PERDUTA DIVERSITA’

Ogni tanto ritorna. Il tema della perduta diversità dei comunisti italiani, poi divenuti PDS, DS e quindi Democrats.

L’Espresso invoca la lezione di Berlinguer. Berlinguer parlò di questione morale riferita all’occupazione dei partiti del potere. Insomma i partiti da strumenti di organizzazione della democrazia divenivano – secondo la denunzia di Berlinguer – invadenti, nominavano i direttori degli ospedali, delle aziende pubbliche e via discorrendo. In realtà Berlinguer non si riferiva al rapporto politica-affari che poi è esploso con la varie tangentopoli che si sono succedute dal 1992 ad oggi. E la denunzia di Berlinguer era certamente giusta nei suoi contenuti. Con due lacune importanti però.

La prima era che questa indebita occupazione del potere di sottogoverno da parte dei partiti era il frutto di quel meccanismo consociativo e di democrazia bloccata che l’esistenza del PCI stesso teneva in piedi (una piena trasformazione delP CI in senso socialista-democratico nel 1981 avrebbe riunificato il grosso della sinistra e posto le basi di una democrazia dell’alternativa); il PCI non era estraneo a questo meccanismo di occupazione e lottizzazione. Non dimentichiamo che negli anni 80 il Pci aveva il controllo di una rete RAI (come la DC e il PSI)ed era presente nei consigli di amministrazione di aziende pubbliche come l’ENEL e Ferrovie.

La seconda lacuna è che Berlinguer legava strettamente la questione morale alla idea della “diversità” comunista. L’idea della diversità è in realtà vecchia. Risale al Lenin del “Che fare”. Il partito inteso come avanguardia che porta la coscienza politica dall’esterno. Una idea di derivazione hegeliana. Con il tempo essa si cristallizza  (con lo stalinismo ed oltre) in una sorta di infallibilità del partito, possessore della conoscenza delle chiavi che muovono la storia. Riccardo Lombardi diceva (l’ho più volte scritto) che anche il più innovatore dei partiti comunisti reca in se questo elemento di integralismo ideologico. Con Berlinguer esso però si sposta dal piano ideologico a quello antropologico ed etico. IL messaggio che egli lancia è questo in sostanza: i comunisti sono portatori di una idea diversa e più alta di etica pubblica rispetto agli altri. Naturalmente questo serviva anche per serrare le fila del partito in un momento di oggettiva difficoltà. Il guaio è che questa tesi poi la si è riproposta in modo giaculatorio e ripetitivo, soprattutto durante tangentopoli del 92 (non dimentichiamo che all’inizio anche il PDS fu coinvolto). La stanca ripetizione serviva anche ad evitare una analisi seria del perché in Italia si è poi sviluppato un sistema vasto di malaffare (che nella II Repubblica ha raggiunto il Top).

Intendiamoci: io credo che sia dovere di ogni partito democratico quello di operare e vigilare affinchè il personale politico selezionato sia al di sopra di ogni sospetto. E che la selezione deve tener conto della passione politica, della competenza e della moralità della persona. Ma non si può affatto escludere a priori che un partito possa in qualche modo essere infiltrato da profittatori e faccendieri. Soprattutto in Italia dove la vischiosità del sistema politico è sempre stata molto elevata. Per prima cosa, dunque, occorre ridurre tale vischiosità.

Nel Psi degli anni 80 vi fu un grande lassismo nella selezione dei gruppi dirigenti. Vedete Craxi non era affatto il capo di una banda criminale (non è così e mandiamo a quel paese chi lo dice- soprattutto se viene dalla DC). E’ stato piuttosto il suo disegno velleitario che voleva portare il Psi in beve tempo dal 10 al 20% ad aprire le porte a chiunque portasse voti. E questo soprattutto negli ultimi anni del decennio 80. Nel Psi c’era tantissima gente onesta che poi ha dovuto subire umiliazioni di ogni sorta (un delinquente non si indigna nel fondo se lo chiami ladro) a causa di questi personaggi. E soprattutto se poi (anche dopo la fine del PSI) viene costantemente utilizzato il ragionamento del socialista come geneticamente predisposto alla immoralità (come è stato fatto da Rosi Bindi – che per il partito in cui ha militato è l’ultima a poter parlare- nel caso Tedesco).

E comunque l’esperienza degli anni 90 e successivi ha dimostrato che non esiste diversità morale.

Né Craxi, né D’Alema sono (o sono stati) dei capi criminali. Sono stati autori di scelte politiche scellerate che hanno poi avuto i loro effetti anche sulla tenuta morale dei propri partiti. I peggiori di tutti sono piuttosto gli ipocriti alla Veltroni.  E naturalmente le Giovanna D’arco della mutua come la Rosi.

IL finanziamento illegale alla politica è stato un elemento strutturale della democrazia repubblicana. Avevamo partiti con apparati elefantiaci (io sono per i partiti densi e strutturati non i partiti leggeri, ma in Italia avevano apparati effettivamente eccessivi) . Negli anni 80 (ma nella DC questo è accaduto anche prima) sul finanziamento illegale si sono poi sovrapposti gli arricchimenti personali. E questo è accaduto nel Psi (non in tutti naturalmente). Del resto la gestione bonapartista di Craxi scompose le correnti (che erano comunque un modo per tenere sotto controllo certi comportamenti) e favorì le cordate elettorali. Questa involuzione produsse due finanziamenti (illegali) paralleli: uno al partito: l’altro alle cordate elettorali. Nella DC è successo lo stesso (ma da molto prima). Il finanziamento alle cordate è molto meno controllabile: li si inserisce il fenomeno della corruzione personale (uno dà magari il 30% al partito ed il resto se lo tiene per sé). Nel Pci  non c’erano né correnti né cordate elettorali (anche se negli ultimissimi tempi erano comparse) e c’era una amministrazione centralizzate delle risorse. Ecco perché, se non in casi sporadici, nel Pci al finanziamento illecito non si sovrappose l’arricchimento personale. Quando poi si trasformò in PDS, DS ed andò al governo, pian piano si riprodussero gli stessi fenomeni che interessarono il Psi degli anni 80. Ma il partito (qui c’è l’ipocrisia) continuò a predicare la diversità.  Era forse una ipocrisia necessaria in quanto spesso in diversi militanti del PCI (ma non certo in tutti) tale scelta politica era corroborata spesso dalla presunzione di essere diversi e migliori degli altri.  Per cui alla fine si cerca il capro espiatorio  che in questo caso diventa D’Alema.  Nella mentalità comunista c’è sempre un traditore in agguato. D’Alema  ha gravi responsabilità nelle scelte politiche ma non può essere definito e giudicato come un traditore o un mascalzone. Noi socialisti possiamo avere tutti i difetti di questo mondo, ma non usiamo queste categorie metapolitiche. Anche quando facciamo critiche radicali ai vari Martelli o DE Michelis, mettiamo in evidenza la loro sostanziale estraneità alla cultura socialista (evidenziata dal loro pensiero) e la grave contraddizione in cui cadono   quando  pretendono di essere i rappresentanti di una tradizione che è profondamente estranea a loro. Ma non sono il male assoluto.

Del resto le scelte di D’Alema, negli anni 90, furono condivise dalla stragrande maggioranza del partito, compreso molti di quelli che poi andarono a formare la sinistra DS. E che dire di Veltroni!!!!

Quelli che si sono illusi sulla diversità cadono nelle più terribili delle disillusioni, quando si scopre la perdita dell’innocenza. Se avessero usato più spirito critico nella loro militanza e non avessero creduto nell’assolutezza del partito (che come tutti gli altri partiti non è una entità metafisica) avrebbero meglio contrastato certi fenomeni e cadrebbero ora vittima di una depressione che li porta a simpatizzare per l’antipolitica dei Travaglio.

Comunque nella II Repubblica, proprio per il carattere incerto e debole dei partiti, e dei sistemi feudali e castali determinatisi , i fenomeni di corruzione personale sono cresciuti a dismisura. Ma questo è un vizio di sistema.

IL tema del finanziamento alla politica non può essere affrontato con il moralismo. Senza finanziamento pubblico, ma fatto con trasparenza e regole certe, la politica la faranno solo i ricchi come Berlusconi e De Benedetti.

Ecco perché io vedo dietro tutti questi attacchi al PD una manina da poteri forti che non vogliono che i partiti riacquistino la autonomia dal potere economico. La crisi etica del PD è figlia della sua feudalizzazione  conseguenza della inconsistenza identitaria e progettuale. L’amalgama che non è riuscito bene è il frutto del nullismo veltroniano.

La profonda crisi morale della politica la si potrà superare se si ricostruirà una idea forte e strategica della politica. IN questo Vendola credo abbia perfettamente ragione.

PEPPE GIUDICE

Annunci

Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
Questa voce è stata pubblicata in Cultura, Politica, PSI - PSDI, Socialismo. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...