Analisi di un lombardiano-Alcuni chiarimenti sul socialismo europeo

Alcuni chiarimenti sul socialismo europeo

 

 

Io credo nella rifondazione del socialismo democratico, un concetto che per me va oltre quello di socialismo europeo ed ho più volte spiegato il perché. Non credo alla idea post-moderna ed effimera della “sinistra senza aggettivi” che piace ai movimentisti delle emozioni e del racconto. Ritengo che solo il pensare di ricostruire una internazionale comunista (ma in cui credono pochissimi) sia un incubo da evitare.

E’ evidente che se noi volessimo giudicare il socialismo europeo dai casi greco, spagnolo e portoghese faremmo un errore. Questi sono paesi emergenti in Europa che sono stati violentati dalla tecnocrazia di Bruxelles e dalla logica di “leghismo teutonico” della Merkel. Fra l’altro in Grecia, Papandreu ha ereditato una situazione disastrosa dal governo di centrodestra precedente che ha accresciuto il debito pubblico a dismisura non per investimenti produttivi ma per fatti clientelari; in Spagna è esplosa dopo la crisi del 2008 la bolla del mercato immobiliare  su cui si era basata il modello Aznar e che Zapatero non ha modificato, anche se dobbiamo riconoscere che comunque ha immesso degli elementi di maggior giustizia sociale (soprattutto intervenendo sulla stabilizzazione dei contratti di lavoro), ma è evidente che senza operare modifiche strutturali al modello economico poi la mazzata che viene dallo svanire delle bolle ti da una grossa sberla.

Io sono un socialista (l’ho detto più volte) che da sempre critica Tony Blair e la III via. Lo facevo nel 1998 (quando come laburisti entrammo nei DS) mentre il grosso dei postcomunisti (da Veltroni, a D’Alema, allo stesso Mussi) osannavano il new labour inglese proprio per il suo carattere post-socialista. Romano Prodi era entusiasta del post-socialismo di Blair che poteva costituire l’asse su cui poggiare il nuovo Ulivo Mondiale (una coglioneria). E costoro osteggiavano Lionel Jospin, Martine Aubry ed i socialisti francesi con il loro “massimalismo socialista arcaico”. Ho la memoria lunga tanto da poter affermare che la sinistra italiana non ha alcuna autorità politica e morale nel criticare il socialismo europeo, in quanto i governi dell’Ulivo sono stati i più a destra di tutto il centrosinistra europeo, con le politiche di privatizzazione a 360 gradi senza politica industriale, con la precarizzazione spinta dei rapporti di lavoro. Il PD non esce fuori per caso. E’ il frutto di una lunga incubazione.

E dopo Blair fu osannato Zapatero: soprattutto da parte da quella che si definisce sinistra radicale. Mussi, Fava (sono miei compagni di SD che rispetto ma erano veltroniani una volta). E soprattutto il più grande attentatore del benessere dei nostri testicoli: uno dei personaggi più insulsi mai comparsi- Pecoraro Scanio. Il quale durante la campagna elettorale del 2008 (per la sinistra Arcobaleno) compariva (magari sgomitando) come l’uccellino del cucù in televisione e diceva : “noi abbiamo lo stesso programma di Zapatero; noi abbiamo lo stesso programma di Zapatero; noi abbiamo lo stesso programma di Zapatero: Vaffanculo! (dico io). E per colpa di Pecoraro Scanio abbandonai (momentaneamente ) SD (anche se votai Arcobaleno al senato) ed aderii a quella pagliacciata della Costituente Boselliana e compii l’atto più comico della mia vita: votai per Sollazzo!!!

Insomma questa sinistra disastrata credo non possa criticare proprio nessuno.

Il socialismo europeo è in crisi perché è in crisi tutta la sinistra. Le crisi del capitalismo in una prima fase spostano a destra il consens perché generano insicurezze e paure o fanno crescere l’ astensionismo. In Portogallo e Spagna non perdono solo i socialisti ma anche i neocomunisti (voglio ricordare che in Portogallo il BE cresceva quando crescevano pure i socialisti.

Dunque  i socialisti (un cui vanno inclusi anche i laburisti brasiliani e la sinistra peronista argentina -Chavez è un pagliaccio-un berlusconi di sinistra caraibico), restano le fondamenta su cui ricostruire una prospettiva di sinistra.

Anche perché non esiste solo la Spagna.  In Germania la SPD è in crescita sensibile (e la LInke arretra). Vi sono state elezioni nei Lander più importanti. Solo nelle due Renanie (Wesfalia e Palatinato) che insieme hanno 23 milioni di abitanti (molto più del’Olanda ed il doppio del Portogallo) la SPD è al 35% (+ 5% rispetto alle politiche del 2009), ad Amburgo e Brema prende rispettivamene il 48 ed il 39% (immaginate il PD prendere il 48% a Milano?). In Francia i socialisti e la sinistra hanno vinto le regionali (solo l’Alsazia al centrodestra) e le cantonali. In Inghilterra i sondaggi odierni danno i laburisti non più blairiani di Milliband sopra i conservatori. E rispetto all’Italia questi partiti continuano a prendere voti nelle zone operaie e popolari.

Quando si danno giudizi sul socialismo europeo, quindi, occorre tener conto di tali molteplici fattori. E la giusta critica alle derive liberali e moderate della socialdemocrazia non dee essere la scusa per ricacciarci nel nostro provincialismo fatto di inesistenti “diversità”.

PEPPE GIUDICE

 

Wiily Brandt

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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