Analisi di un lombardiano-Alcune considerazioni sulla ..Lega dei Socialisti e sui …socialisti

Alcune considerazioni sulla ..Lega dei Socialisti

e sui …socialisti

Non voglio assolutamente rivangare astiose e sterili polemiche passate.

Per me il discorso della Lega dei Socialisti si è chiuso definitivamente il 17 Ottobre 2010 a Roma.

Si è chiuso perché esistevano due visioni politiche diverse sul ruolo della Lega. Due visioni incompatibili e non sintetizzabili. In politica si prende atto di tali posizioni e se non c’è possibilità di mediazione si pone fine ad un percorso. Qui non si tratta di demonizzare le posizioni altrui. Si tratta solo di registrare le incompatibilità politiche e non certo personali.

Io credo pertanto che ciò che sta per nascere a livello nazionale sia qualcosa di profondamente diverso da quel percorso avviato il 2 Febbraio; diverso perlomeno da come lo avevo immaginato io insieme ad altri compagni.

I compagni della componente di sinistra del Ps hanno il pieno diritto di costruire una proiezione esterna associativa e non partitica del proprio impegno politico. E’ evidente però che questo può interessare molto poco a chi non fa parte di quella componente.

Io nella Lega delle origini vedevo la possibilità di essere un punto di incontro di tutti coloro che erano interessati ad una idea “larga” di socialismo costruendo un rapporto privilegiato con il percorso di “Sinsitra e Libertà” che pareva essere l’unico tentativo di una certa consistenza di costruire qualcosa a sinistra del PD che non ricadesse nello sterile antagonismo.

Certo da allora molto è cambiato. Ma non certo la esigenza di coagulare una area dei socialisti per la ricostruzione della sinistra. Una area politica non embrione di un partitino ma lievito di cultura ed iniziativa politica incardinato in precise coordinate strategiche.

Questo ruolo la Lega non è stata in grado di svolgerlo. Ho ritenuto (ed altri insieme a me) che il Network rappresentasse uno strumento più adatto. I fatti credo mi abbiano dato ragione.

Il network è stato in grado non solo di sviluppare iniziative di vasto respiro, ma di essere interlocutore credibile per SeL, per pezzi del PD, per associazioni varie della sinistra, anche per settori della stessa FDS.

Ora non voglio enfatizzare nulla; abbiamo una strada molto difficile ed accidentata da percorrere. Ma abbiamo suscitato interesse ed attenzione.

Nella fase attuale una associazione ha molta più facilità di relazionarsi di un partitino marginale.

Io ho rispetto per ciò che fanno i compagni della Sin Soc. Spero che vi sia la possibilità di fare cose in comune. Del resto a Jesi c’è stato un bel convegno.

Ma dobbiamo anche renderci conto che non tutto il dissenso interno al Ps verso Nencini si identifica con la componente Bartolomei-Camagni.

Besostri, Anna Falcone, Anna Maria Pagano –faccio degli esempi-, stanno nel Network, insieme ad iscritti a SeL a non iscritti (non so se qualcuno è iscritto al PD).

Tuttavia il dissenso politica più forte rispetto ai compagni della sin. soc. è sull’idea che partendo da un pezzo del Ps si possa ricostruire un nuovo partito socialista in Italia. Una tesi che io considero velleitaria.

Ultimamente ho evidenziato come questo ultimo ventennio caratterizzato dalla esplosione dell’antipolitica, da un profonda regressione culturale, abbia modificato profondamente la stessa antropologia politica.

Gran parte dei postcomunisti si sono riversati sul nuovismo (base sotto culturale del PD); ma i post-socialisti (o meglio postcraxiani) hanno unito ad una celebrazione strumentale del lutto la rivalutazione della parte peggiore della storia socialista sotto il profilo politico, culturale e morale: il dopo -1982.

E’ inevitabile che nei partitini che hanno preteso di rappresentare la continuità con il Psi si sia raggruppata una area che poco aveva a che vedere con l’autentico socialismo italiano. Si tratta per lo più di ex segretari particolari degli assessori e ministri anni 80, risentiti dal fatto che lo scoppio di Tangentopoli abbia bloccato una presunta carriera politica. Quindi una area di micro notabili e microassessori interessata alla conservazione del piccolo orticello (e quindi ad usare una sigla solo per contrattare qualcosa col PD). Naturalmente vi sono stati diversi compagni seri i quali hanno pensato che la Costituente potesse in qual modo rilanciare un soggetto socialista. Dopo Montecatini molti sono usciti, altri sono rimasti ma in sofferenza politica. Ora possono bastare questi bravi e volenterosi compagni per costruire un nuovo partito? Non credo proprio.

Al tempo stesso è visibile un disagio diffuso a sinistra. Un disagio (che non è in grado di esprimersi) nel PD – verso la non-politica di quel partito. Un disagio anche in SeL , se vogliamo, verso i limiti della personalizzazione e l’incapacità di darsi una definita identità ( anche se SeL è l’unico tentativo di costruire qualcosa a sinistra del PD – e di questo bisogna tener conto); una richiesta di sinistra di governo da molti non iscritti. Come rispondiamo a tali domande: con la rifondazione del PSI? E’ fantapolitica.

Fra l’altro la rovinosa azione di Nencini ha reso il PS+I (come lo chiamo) indigeribile anche a chi ha interesse a riscoprire la tradizione socialista.

La partecipazione al referendum (che non voglio sopravvalutare) ha comunque fatto riemergere una esigenza di partecipazione alla politica. Ma se la politica è priva di coordinate precise, non è in grado di dare risposte.

Riccardo Lombardi, riferendosi alle riforme di struttura, diceva che occorre cambiare il motore di un auto mentre essa è in corsa. Qualcosa di simile dovremmo fare oggi riguardo alla sinistra.

Noi abbiamo l’esigenza di costruire una alternativa alla destra con un centrosinistra all’interno del quale la sinistra sia visibile ed autonoma. Ma dobbiamo al contempo ricostruire una cultura politica della sinistra senza della quale non c’è né orizzonte strategico né autonomia politica.

SeL oggi rappresenta la forza (anche per virtù della personalizzazione – che comunque è un limite) he se cresce è in grado di condizionare il PD (altri non c’è).

Ma SeL non ha cultura politica definita, anche perché il popolo di sinistra è condizionato dal postmoderno. Quanto meno SeL si deve dotare di una idea di programma che non renda subalterno il centrosinistra a Draghi.

Una opera di ricostruzione culturale del socialismo democratico (e non di rifondazione del Psi) è quindi necessaria a tutta la sinistra. Il nuovismo è stato distruttivo. Oggi molta gente (opera di deformazione informativa) identifica banalmente la socialdemocrazia con le sue derive liberali : Blair ecc. In tale opera c’è stata una scellerata convergenza tra post e neo-comunisti e postcraxiani.

Dobbiamo contribuire a ricostruire la verità.

E dire che nonostante le sue contraddizioni oggi il socialismo europeo rappresenta l’unica sinistra possibile su cui costruire il socialismo democratico del XXI secolo. Come alternativa al neoliberalismo che sta distruggendo società, umanità e natura. Altro non c’è se non utopie sconfessate duramente dalla storia.

Una altra lezione abbiamo forse imparato dai referendum. Internet inizia ad essere uno strumento di comunicazione democratica importante. Non sottovalutiamo ciò. Lo stesso nostro sito ha attratto l’attenzione di gente che magari non sta neanche sui social-network.

Certo è molto più facile ed immediato far passare nel Web un messaggio semplice e lineare come quello di andare a votare. Più difficile ricostruire coordinate culturali. Ma non certo impossibile. Forse con questi strumenti si potrà costruire un abbozzo di democrazia partecipativa (che non è gridare ossessivamente W Nichi!) che rappresenta il più grave pericolo per la Megamacchina del Finanzcapitalismo neoliberale.

 

PEPPE GIUDICE

 

 

questo è il simbolo storico del socialismo italiano che nessun nano e nessuna ballerina (e nessun Nencini) potranno mai cancellare

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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