Analisi di un lombardiano-“IL FUTURO DEL LAVORO”, di Giorgio Ruffolo

questo bellissimo e sintetico articolo di qualche mese fa del compagno

Ruffolo su Repubblca, ci fornisce qualche idea sul “Socialismo Democratico” del XXI SEcolo

 

PEPPE

 

 

 

 

 

“IL FUTURO DEL LAVORO”, di Giorgio Ruffolo

 

Giorgio Ruffolo da La Repubblica del 4 novembre 2010

A metà del Ventesimo secolo il capitalismo occidentale sembrò vicino alla definitiva soluzione della questione sociale. Lo sviluppo economico non seguiva più il modello “marxiano” dello sfruttamento del lavoro; i salari potevano salire nella stessa misura dell´aumento della produttività senza intaccare i profitti, integrandosi nel meccanismo dello sviluppo e integrando i lavoratori nella struttura sociale.

Questa combinazione virtuosa dipendeva da una condizione fondamentale: che i lavoratori disponessero di una loro organizzazione, il sindacato, tanto forte da sostenere i loro rapporti di forza con le imprese capitalistiche.

Questa condizione è venuta meno con la liberalizzazione mondiale dei movimenti di capitale intervenuta verso la fine del secolo, e con la conseguente globalizzazione dell´economia. Le grandi imprese, libere di spostare i loro investimenti in tutto il mondo, sono in grado di “ricattare” i lavoratori dei vari paesi. Questo è il senso del brutale ma ineccepibile vangelo di Marchionne.

La scomparsa della invisibile frontiera tra il capitalismo avanzato dell´Occidente e le economie sottosviluppate del resto del mondo ha risospinto il primo indietro nel tempo, riproponendo condizioni di divisione e di concorrenza tra i proletari di tutti i paesi.

Sembra, oggi, che restino due vie: sottrarsi a questa concorrenza ricorrendo al protezionismo; o accettare per un tempo indefinito la pressione di quella concorrenza con una svalutazione del lavoro, che si manifesta nella flessibilità dei salari e nella precarizzazione dei contratti.

Una alternativa, veramente, c´è: convertire il lavoro da attività più tradizionali, esposte alla concorrenza, ad attività più specializzate e “competenti”: un processo che è spontaneamente in corso: ma che è pur sempre condizionato nel tempo (la concorrenza “insegue”, spostandosi verso le attività più specializzate) e nello spazio (quel processo non può investire che settori limitati).

C´è però un´altra alternativa, più vasta e radicale, che riguarda non il modo di produzione ma il modo di impiego delle risorse: il rapporto tra consumi privati e spesa sociale. È solo nell´ambito dei primi che agisce la concorrenza tra i produttori. In una società che destinasse ai telefonini la metà della spesa attuale e all´istruzione generale permanente il doppio (assumendo questi due tipi di beni come rappresentativi delle due categorie) il ricatto evangelico di Marchionne sarebbe molto meno efficace. Ciò comporterebbe ovviamente uno spostamento massiccio della tassazione dall´istruzione ai telefonini. Vaste programme, avrebbe detto De Gaulle. Ma è proprio un programma così vasto, di riorientamento delle preferenze, delle scelte, dei valori, che dovrebbe costituire l´impegno politico, anzi, propriamente, la ragion d´essere di una sinistra che insegue oggi vanamente la “concretezza” della sua agenda irrisoria.

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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