Analisi di un lombardiano–Chi ha paura della Linke?

Chi ha paura della Linke?

Devo ringraziare Franco Bartolomei per avermi indotto a ragionare in termini positivi rispetto alla Linke ed al grande lavoro che all’interno di essa ha svolto Oskar Lafontaine (al quale auguro di riprendersi presto dai suoi problemi di salute). Premetto che ho sempre avuto grande stima del compagno Oskar ma a suo tempo non condivisi la sua scelta di abbandonare la SPD. Ritenevo che stando dentro il partito e combattendo contro la deriva moderata e liberale di Schroeder avrebbe potuto evitare quello scivolamento.
Ma i fatti parlano chiaro: la Linke sta svolgendo un ruolo importante per la sinistra tedesca (e la Germania è centrale per gli equilibri politici europei); ha assorbito parte della dura sconfitta della SPD ed ha aiutato quest’ultima a spostarsi nettamente a sinistra dopo la batosta elettorale, consentendo alle forze progressiste in quel paese ma mantenere posizioni salde.
Ma Lafontaine è anche colui che ha sdoganato i post-comunisti dell’est e li ha collocati nel campo ideale del socialismo democratico. E’ stato in questi anni il simbolo di un socialismo che vuole rinnovarsi mantenendo ben salde le proprie radici nella giustizia sociale e nella centralità del valore sociale del lavoro, rifiutando la subalternità al pensiero unico liberista. Lafontaine non è un massimalista: è l’erede più conseguente di Willi Brandt. E’ colui che difende lo spirito più profondo del Programma di Bad Godesberg (un manifesto tipico della socialdemocrazia riformatrice) cercando di attualizzarlo e renderlo più aderente ad un progetto socialista che voglia immaginare un meccanismo di sviluppo ed una offerta di società alternativi al capitalismo liberista foriero di una crisi tra le più devastanti dell’intera storia della società capitalistica. E’ colui che ha cercato una sintesi tra Bad Godesberg ed il piano Meidner di Olof Palme indimenticato leader del socialismo svedese.
Questo discorso sulla Linke e Lafontaine non viene fuori a caso, in quanto, sulla base delle condizioni attuali della politica italiana, può rappresentare una concreta indicazione sul percorso di ricostruzione di una nuova sinistra.
A nessuno può sfuggire che nel PD, la segretaria Bersani non solo non ha rappresentato una svolta, ma di fatto sta avallando una chiara e netta accentuazione dei caratteri centristi e moderati del PD. Sarà perché forse Bersani poi alla fine non conti molto in un partito che “oggettivamente” mostra una spiccata tendenza all’opportunismo ed al moderatismo. Fatto è che il PD con la sua passiva accettazione dei diktat dell’UDC contro la sinistra, in Puglia soprattutto (dove, compagni, c’è l’elemento perverso della privatizzazione dell’Acquedotto Pugliese con il coinvolgimento – le voci sono insistenti – del suocero di Casini. La opposizione a Vendola deriva in larga parte da ciò, dimostrando di far impallidire i periodi peggiori della I Repubblica), ma anche in altre regioni, come le Marche dove c’è un veto preciso (accolto dal PD) dell’UDC contro SEL, il PD, ripeto, si muove chiaramente in un logica che punta alla definitiva liquidazione della sinistra ed ad impedire che essa possa rinascere.
Ora, con queste condizioni politiche, è possibile immaginare o concepire alleanze politiche con il PD stesso? Certo tale deriva di destra farà scoppiare grosse contraddizioni. Ma possiamo noi aspettare che tali contraddizioni esplodano o non dobbiamo piuttosto muoverci speditamente verso una immediata ricomposizione della sinistra esistente – in una prima fase necessariamente solo elettorale – non come fatto fine a se stesso (non un nuovo Arcobaleno!) ma inquadrato in una strategia che porti alla Linke italiana?
So benissimo le grandi differenze che vi sono tra l’Italia e la Germania e non dobbiamo mai dimenticarle.
Personalmente non ho gradito l’Arcobaleno, ho ritenuto gretta, rinchiusa in uno stupido settarismo ed identitarismo la campagna elettorale condotta da Ferrero alle Europee.
Ma dobbiamo anche chiederci: tutti quelli che hanno votato per Ferrero sono settari, avventuristi o identitari? O in quell’elettorato c’è molto che è possibile recuperare in una prospettiva di sinistra radicale e di governo ad un tempo, libertaria e fautrice di un socialismo del XXI secolo?
Dopo le elezioni anche nella FEM di Ferrero qualche passo in avanti è stato fatto.
Non ci illudiamo che ciò possa portare in breve tempo ad un progetto condiviso.
Ma questo dipende dalla iniziativa politica che SEL sarà in grado di sviluppare ed al suo interno ciò che noi socialisti riuniti in associazione riusciremo ad elaborare anche in termini culturali.
Il tema del convegno del I Febbraio può essere un terreno unificante di discussione per una sinistra vasta che va oltre SEL stessa.
Posso comprendere l’obiezione di alcuni compagni socialisti su un eventuale coinvolgimento della FEM (o di un suo pezzo) in tale operazione.
Risponderò dicendo che quando noi parliamo di Linke ci riferiamo ad un soggetto socialista di sinistra e non ad una forza comunista. Chi si considera comunista innovatore può benissimo stare in un progetto per un nuovo socialismo. Chi si dichiara socialista credo che non abbia altra strada. A meno che con Nencini non voglia partecipare alla deleteria benedizione dell’alleanza tra PD ed UDC!

PEPPE GIUDICE

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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