Il Re degli Zingari non vuole un regno

L’8 settembre scorso, festa della Natività di Maria Vergine, zingari convenuti da ogni parte del mondo si sono radunati presso la cittadina romena di Horezu, in Oltenia, ed hanno riconosciuto come loro sovrano Ioan Cioaba I, sconfessando ogni tentativo del suo cugino e rivale Iulian di accreditarsi come “imperatore degli zingari”.
Poco tempo prima Sua Maestà Ioan Cioaba I mi aveva ricevuto nella sua cancelleria reale di Bucarest, situata davanti a un altro palazzo reale, quello degli Hohenzollern-Siegmaringen. Ci tenne subito a precisare di non essere un monarca costituzionale, bensì assoluto, anche se affermò di non avere alcuna intenzione di violare la Costituzione dello Stato e ricordò di essere stato eletto senatore nel Partito dei Rom Nomadi e Fabbri (Partidul Romilor Nomazi si Caldarari). Ai titoli di re e di senatore, Ioan Cioaba ne affianca un terzo, quello di Cavaliere Templare: “Ho ricevuto l’investitura – dice – dal Gran Maestro dell’Ordine, che risiede in Portogallo”. Sua Maestà ha anche un motto, “Nulla senza Dio” (Nimic fara Dumnezeu), che figura accanto alla sua effigie sulle monete auree da lui fatte coniare e sulla bandiera verde-azzurra, sotto l’emblema della Ruota.
Il Re degli Zingari dichiara di regnare, almeno in linea di principio, su settecentocinquanta milioni di sudditi sparsi in tutto il mondo, “perché bisogna calcolare anche quelli che stanno ancora nel Pangiab, la regione dell’India da cui partirono i nostri antenati”. Però, alla domanda se per caso anche gli zingari aspirino a stanziarsi su qualche territorio, per realizzare una sorta di “sionismo zingaro”, Sua Maestà risponde decisamente di no. “Ci sono già altri popoli – dice – che occupano territori altrui. Noi non vogliamo fare la stessa cosa”.
Gli obiettivi di Sua Maestà sono più modesti: “Noi, cioè io, mi batto perché sorga a Sibiu un istituto socio-professionale. Da ogni paese, nel periodo delle vacanze, verranno cinque o sei ragazzi appartenenti alle diverse tribù zingare e riceveranno un’istruzione politica. Saranno più o meno come degli ambasciatori. Sibiu è la capitale mondiale di questa monarchia”.
Sibiu, che a detta di Emil Cioran è “una delle più belle città che esistano al mondo”, si trova in Transilvania. La reggia di Ioan Cioaba I si trova in periferia: varcando il cancello che dà sulla strada, si accede non a una corte, ma ad un cortile, in fondo al quale sorge l’edificio con la sala del trono. Purtroppo il principe ereditario Florin, che fa gli onori di casa in assenza dell’augusto genitore, non può farmela vedere, perché non ne ha le chiavi. Non può mostrarmi neanche la corona d’oro massiccio di cinque chili, perché è custodita nella banca dall’altra parte della strada e viene portata fuori solo in occasione delle cerimonie ufficiali. (Si era diffusa la voce che fosse stata portata a Roma e benedetta da Giovanni Paolo II, ma Sua Altezza Reale smentisce: è stata benedetta solo da preti ortodossi.
In compenso, Florin mi mostra con orgoglio un paio di enormi autotreni parcheggiati accanto alla reggia. “Ho due imprese commerciali, con un bilancio di miliardi, e filiali in tutta la Romania che danno lavoro a migliaia di persone. Noi diamo lavoro alla maggior parte degli zingari di questo paese, quelli che vogliono lavorare”. Sua Altezza spiega che per lo più gli zingari di Romania lavorano il rame e il ferro; poi ci sono i falegnami e i carpentieri; altri sono mercanti di cavalli; infine, ci sono quelli che egli chiama “gli zingari romenizzati”, cioè quelli che lavorano in città, eventualmente nelle fabbriche, o comunque svolgono gli stessi mestieri dei sedentari.
Come si prepara il principe ereditario Florin a succedere al padre sul soglio zingaresco? “Mio padre – dice – mi ha sempre indicato la via del bene e mi ha insegnato come devo comportarmi con gli uomini. Per essere un buon capo, perché essi abbiano fiducia in te, devi dimostrare innanzitutto di essere un uomo capace. Per guidare gli altri, devi essere tu stesso un esempio in tutta la tua vita, in ogni ambito della tua esistenza”. All’obiezione che gli zingari non godono propriamente della nomea di galantuomini, replica: “Ogni popolo ha la propria feccia. Non esistono popoli senza feccia. Nel caso degli zingari, però, si tende a fare d’ogni erba un fascio. Da voi, in Italia, per esempio, non ci sono solo gli zingari; c’è la mafia, c’è di tutto… A proposito, gli zingari che vivono in Italia vengano qui, a vedere che cosa abbiamo realizzato noi. E facciano lo stesso anche loro: lavorino e si guadagnino il pane in maniera onesta”.

“Pagine libere”, a. XV, n. 11-12, novembre-dicembre 1995

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Informazioni su POPVLARES

Nato a Iulia Augusta Taurinorum, di origini osco-sannite e Romano-bizantine. Credo vivamente nei valori dell'Humanitas e in una Patria Romana e Socialista.
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